
Accogliamo volentieri l'invito della prof. De Grazia e
pubblichiamo il tema di Samuele Pegazzano, 5 A SIA, nato dalla sua riflessione sul tema della violenza sulle donne trattato nell'assemblea d'Istituto di novembre.
Urlo
La violenza contro le donne è un’ombra che attraversa le strade, le case, i luoghi di lavoro. Non è un evento isolato, anzi, è una mano alzata, una parola che ferisce, uno sguardo che giudica, un commento inopportuno. Nel 2024, in Italia, 98 donne sono state uccise. Potrebbero sembrare solo freddi numeri, che invocano espressioni di paura e di sconforto sul viso di tutti; ciò però non è abbastanza. A volte è necessario ricordare che non sono solo 98 donne ma sono 98 nomi, 98 figlie, 98 sorelle, 98 mamme, a cui è stata negata la possibilità più grande di tutte: la vita.Dietro questi numeri ci sono lacrime che cadono nel silenzio, cicatrici invisibili che segnano la persona. La violenza contro le donne non è solo un’aggressione fisica ma anche psicologica: è un attacco al loro diritto di essere libere, di scegliere chi amare senza paura. Come scrive Massimo Recalcati, questa violenza è la risposta di un odio per la libertà dell’altro: possiamo vedere la violenza come un tentativo disperato e malato di trasformare l’amore in possesso, che, però, con l’amore non c’entra nulla.Questa realtà, purtroppo, non risparmia nessun luogo. Nelle case, molte donne vivono come prigioniere, in silenzio, per paura di ritorsioni, per proteggere i figli o, semplicemente, perché non vedono una via d’uscita. Nei luoghi di lavoro, una donna su quattro subisce molestie quali un commento volgare, uno sguardo che umilia, un abuso di potere. E poi c’è il silenzio, un silenzio che pesa come un macigno, fatto di paura, vergogna, senso di colpa. Quante donne rinunciano al lavoro, alla loro indipendenza per scappare da una situazione così complicata!.Recentemente ho avuto la possibilità non solo di ascoltare la visione delle donne su questo argomento, ma anche di comprenderla, e ciò grazie al film “Anche io”, Sarò onesto: mi aspettavo un film diverso più semplice e banale, invece sono rimasto entusiasta, da un film sì difficile, ma molto coinvolgente che racconta il volere di due giornaliste nello smascherare un predatore sessuale quale Harvey Weinstein.
Non mi intendo per nulla di film e di regia, ma ho notato che il volto di Harvey Weinstein non è mai comparso in maniera chiara, se non una volta, perché la violenza non è solo Harvey Weinstein, ma non ha volto e può essere fatta da tanti, forse da troppi:, Questo è un campanello d’allarme che deve spingere la società ad un netto riscatto che deve partire da noi.
Possiamo declinare almeno tre linee guida:
Le manifestazioni possono essere un potente strumento per attirare l'attenzione sulla violenza sulle donne e per sensibilizzare le persone al problema. Quando si organizzano manifestazioni, le persone possono esprimere la loro solidarietà con le vittime di violenza e chiedere azioni concrete per prevenire e punire gli aggressori e far porre più attenzione sull'argomento.
L'insegnamento del rispetto nelle scuole è fondamentale per educare le prossime generazioni alla valutazione positiva della donna e allo sviluppo di comportamenti rispettosi.
E l’ultimo, ma forse il più importante, il supporto non solo tra donne, ma tra amici e famigliari. Nel film abbiamo notato che nessuna donna aveva il coraggio di esporsi, ma quando una di queste donne si espose, innestò una reazione a catena che finì per inchiodare Harvey. In questo caso la forza di un singolo, insufficiente da solo, diede il coraggio a molte donne di esporsi e parlare dei soprusi subiti: la forza non si trovava più solo nel singolo, ma la nella collettività che si proteggeva a vicenda.
Questi sono solo alcuni dei modi per estirpare questa ingiustizia il prima possibile. Questo non porterà ad un mondo utopico fatto di giustizia e libertà, ma almeno è un impegno a migliorare la società e a renderla più equa.Dobbiamo almeno provare a eliminare qualsiasi forma di odio, violenza e discriminazione, perché ogni persona è un universo, un insieme di sogni, di emozioni e progetti in cui. ogni atto di violenza non uccide solo il corpo e la mente, ma cerca di spegnerlo. E ogni volta che lasciamo che accada, perdiamo tutti.E perciò ho intitolato “Urlo” questa tema ,perché vorrei che fosse la voce di tutti, ma ,soprattutto, di coloro che non la hanno e di chi urla ad un pubblico sordo.