
Impegnare i nostri ragazzi per la pace significa anche
costruire occasioni in cui lo studio dell'economia serva a valutare l'incidenza del costo di eserciti ed armamenti sui bilanci degli stati. Questo, ovviamente, non è solo un dato meramente economico: si tratta di pensare che ogni proiettile che esce da una fabbrica d'armi è un potenziale uomo in meno sulla faccia della Terra.
È stridente il contrasto che ci mostrano le televisioni, quando nei telegiornali danno le notizie delle migliaia di morti nelle guerre attive oggi sul pianeta, dei costi abnormi degli armamenti più moderni e letali e poi, al momento della pubblicità, si vedono le associazioni umanitarie che chiedono pochi centesimi per sconfiggere la fame dei bambini in poverissime zone dell'Africa, oppure per combattere malattie genetiche che rovinano la vita di tanti esseri umani, o per garantire un minimo di coperte e alimenti all'immensa quantità di sfollati che gli attuali conflitti stanno generando. E l'assurdo è che queste associazioni chiedano aiuto a noi privati, tuttavia oggi nessuno stato del mondo se la sente di rinunciare alla produzione di un carro armato per lenire le sofferenze di tanta gente. In fondo, non dovrebbe essere lo stato, la comunità internazionale, a pensare a questi problemi? È certamente giusto e generoso che i privati partecipino secondo la loro coscienza e le loro possibilità, ma anche in questo caso sono i cittadini che devono farsi carico volontariamente delle brutture che il pensiero corrente, molto intriso di passione per la guerra, sta commettendo in molte parti della Terra.
Queste ed altre considerazioni simili sono state portate dal giornalista Carlo Cefaloni nell'Aula Magna del nostro Istituto, nella quale egli ha parlato con calore degli enormi problemi che danno oggi le spese militari alle nazioni che si trovano ad affrontarne in misura sempre maggiore. In un suo scritto, infatti, si legge che "....le spese militari registrano una crescita inarrestabile, già evidente negli ultimi decenni, senza per questo aver sollevato alcun clamore nei media principali e quindi nell'opinione pubblica, che sembra rassegnata da ciò che pare ineluttabile."
È proprio per contrastare questa "indifferenza" della maggior parte dell'opinione pubblica, che il Melloni ha voluto organizzare per il terzo anno consecutivo, un incontro tra gli studenti, futuri diciottenni, ed il giornalista-scrittore Carlo Cefaloni stesso, affinché non si possa più dire "non mi riguarda" o "a me che importa?". Sono state illustrate immagini e dati ufficiali riguardanti gli investimenti in armi e spese militari dei diversi paesi, tra cui l'Italia, sconosciuti ai più, e sono state fatte considerazioni in merito ai crescenti interessi economici che giustificano e finanziano la guerra e l'industria degli armamenti. Probabilmente non sono sufficienti 2 ore (tanto è durato l'incontro) per far nascere opinioni e riflessioni su argomenti di tale portata nei giovani, che hanno ascolto con attenzione quanto veniva loro indicato. Molti sono stati gli interrogativi che il giornalista ha saputo risvegliare negli studenti, che hanno certamente colto la complessità del problema e le innumerevoli implicazioni che ne derivano. Diverse sono state le domande che ha suscitato l'incontro, soprattutto riguardo le armi nucleari, i diversi conflitti in corso nel mondo, come distinguere informazioni corrette da fake news, ecc... Cefaloni ha più volte invitato gli studenti a non essere "passivi", a non essere "come sonnambuli" davanti alle vicende del mondo, perché molto dipende da come noi stessi ci poniamo di fronte ad esse.
